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Centomila in meno

In tempi di #primaglitaliani, calano i residenti del Belpaese (-93.000). Alto Adige in controtendenza: la provincia è prima per aumento demografico, +6,4 per mille.
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Prima gli italiani, si dice. Peccato che siano diminuiti: quasi centomila cittadini sono “spariti” rispetto all’anno scorso. Lo dice l’Istat nel rapporto appena pubblicato sugli indicatori demografici.

Al primo gennaio 2019 si stima che la popolazione ammonti a 60 milioni 391mila residenti, 93mila in meno sull’anno precedente, -1,5 per mille (Istat, indicatori demografici)

Al primo gennaio 2019, dice l’istituto che il governo vorrebbe affidare a nuovi vertici, si stima che la popolazione ammonti a 60 milioni 391mila residenti, 93mila in meno sull’anno precedente (-1,5 per mille). In un quadro che vede la popolazione di cittadinanza italiana scendere a 55 milioni 157mila unità (-3,3 per mille) - con un numero di cittadini stranieri di 5 milioni 234mila (+17,4 per mille), per l’8,7% del totale - emerge la performance della provincia di Bolzano: primo territorio in Italia per aumento demografico, con un tasso del +6,4 per mille.

 

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Primo l’Alto Adige: la provincia di Bolzano vanta l’aumento demografico maggiore in Italia. Dal rapporto sugli indicatori demografici Istat uscito il 7 febbraio 2019

 

La popolazione residente, dice l’Istat, è in diminuzione per il quarto anno consecutivo. La riduzione si deve al rilevante bilancio negativo della dinamica naturale (nascite-decessi) risultata nel 2018 pari a -187mila unità, compensata da un saldo migratorio con l’estero (+190mila) ampiamente positivo. Nel complesso, il calo è di 93mila unità.

La contrazione, prosegue l’istituto, si ripercuote in tutte le regioni del Centro (-1,9 per mille) e, soprattutto, del Mezzogiorno (-4,2), particolarmente colpito dallo spopolamento. Un fenomeno che si acuisce soprattutto in Molise (-7,7 per mille) e Basilicata (-6,1). Nel Nord, al contrario, fanno eccezione con incrementi della popolazione il Veneto (+1,1 per mille), la Lombardia (2,1) e l’Emilia-Romagna (2,4). “Su tutte - nota il rapporto - emerge l’incremento relativo conseguito nella Provincia autonoma di Bolzano (+6,4), cui si associa quello positivo della Provincia autonoma di Trento (+1,7)”.

Su tutte le regioni emerge l’incremento relativo conseguito nella Provincia autonoma di Bolzano (+6,4), cui si associa quello positivo della Provincia autonoma di Trento (+1,7)

La Provincia di Bolzano vanta indicatori in rilievo nel panorama nazionale. Si tratta “dell’unica area rimasta con un saldo naturale positivo”, precisa il rapporto. E si conferma nel 2018 “l’area più prolifica del Paese con 1,76 figli per donna, nonché l’unica che rispetto al 2010, anno in cui la fecondità nazionale registrava un massimo relativo di 1,46, abbia ulteriormente incrementato il tasso”. Seguono la Provincia di Trento (1,50), la Lombardia (1,38) e l’Emilia-Romagna (1,37), ovvero tutte regioni del Nord.

L’Alto Adige è l’area più prolifica del Paese con 1,76 figli per donna, nonché l’unica che rispetto al 2010 abbia ulteriormente incrementato il tasso

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La speranza di vita alla nascita regione in Italia: Bolzano è in testa alla classifica per il dato femminile, terza (Trento invece è prima) per quello maschile

 

Guardando al lato opposto dello spettro, quindi la speranza di vita, Bolzano cede il primato a Trento per le più favorevoli condizioni di sopravvivenza per gli uomini. In Trentino sono 82 anni, seguono Umbria (81,8 anni), Alto Adige (81,6), Marche (81,6) e Veneto (81,5 anni). Per le donne le parti sono invertite: primeggia la Provincia di Bolzano (86 anni) davanti a quella di Trento e alle Marche (85,9), che a loro volta precedono Veneto e Umbria (85,8).

In tema di immigrazione, l’Alto Adige è il territorio tra quelli del nord che accoglie più immigrati dall’estero (7,7 per mille). Nuovo primato invece per i flussi migratori interregionali, gli spostamenti interni al Paese. In un quadro che vede il Nord assorbire i flussi dal Mezzogiorno, la Provincia di Bolzano è prima con un saldo netto del +3,5 per mille, davanti all’Emilia-Romagna (+3,1), alla Provincia di Trento (+2,7) e al Friuli-Venezia Giulia (+2,3).

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