Sandro Canestrini
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Il Cappuccino

Avvocato e galantuomo

Di quando Sandro Canestrini mi difese in un processo in Corte d’appello, del suo impegno per la convivenza, di un grande uomo che lascia un vuoto altrettanto grande.
Kolumne von
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Giancarlo Riccio07.03.2019
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Vogliamo provare a spiegar subito perché, dopo quanto (e di nobile) ha scritto qui Hans Karl Peterlini, anche dalle parti di questa rubrica si proverà a dire qualcosa di Sandro Canestrini.

Sandro ha difeso chi scrive nel 1972 in un processo in Corte d’appello a Bolzano dal reato di vilipendio alle forze armate, di per sé un residuo bellico fascistico. Tra gli imputati c’erano i protagonisti delle lotte soprattutto studentesche di quegli anni (Alex Langer, Silvano Bassetti e altri carissimi) più uno studentello (allora) magro e (un po’ ancor oggi) spaurito ma non impaurito. Al quale ultimo Sandro e quell’altro signore indimenticabile e impetuoso di Claudio Emeri mancava solo dessero i gettoni telefonici per chiamare casa.

Nel 2012, a Egna, Sandro Canestrini ha ricevuto un anello per il suo impegno a favore della convivenza. Lui che la convivenza l’aveva praticata per decenni non solo nei tribunali (spesso vincendo cause molto difficili da gestire, non parliamo poi degli esiti positivi per gli imputati oppure per le parti civili) ma in tutti i posti dove c’erano bisogno di dire, fare, praticare, stimolare la cosa giusta.

Sandro Canestrini è stato difensore di militari italiani dei tempi delle bombe in Sudtirolo ma anche di molti pacifisti, di molti sudtirolesi considerati di primo acchito dalla “parte sbagliata”

In quei mesi di nove anni fa, alcune gazzette italiane di qui scrivevano ancora di cronaca nera non esitando ad attribuire a un extracomunitario o a uno Schuetze la “presunta responsabilità” di reati anche gravi. Ad Egna, a salutare Sandro Canestrini sulla sedia a rotelle, con la carissima Martha, con quel figliolo barbuto e avvocato bravo quanto lui (Nicola), ad Egna c’era un drappello d’onore degli Schuetzen. Rendeva omaggio ad un uomo di legge (ma non solo quello) che aveva sempre trattato la politica e la Storia sudtirolese senza paraocchi e senza derive post-fascisteggianti. 

Sandro Canestrini è stato difensore di militari italiani dei tempi delle bombe in Sudtirolo ma anche di molti pacifisti, di molti sudtirolesi considerati di primo acchito dalla “parte sbagliata”. Nelle aule di giustizia, in qualche purtroppo per noi rarissima occasione privata, dalla sua voce irrompevano nel mondo le citazioni classiche (da Collodi ad altri grandi delle letterature) e non solo, non tanto, frammenti del codice penale.

E se nei prossimi giorni, moltissimi di noi al mattino presto o al tramonto avvertiremo un brivido di freddo, ebbene non attribuiamolo al mese di marzo. Piuttosto, a quella sedia accanto o davanti alla nostra che è rimasta vuota. Ma solo perché Sandro si è spostato un pochino più in là.

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