Sheik Abdo
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L'intervista

“Profughi siriani trattati come animali”

Sheik Abdo, attivista e rifugiato, sulla missione di ritorno in Siria, la verità sommersa, le torture, le armi chimiche e, nonostante tutto, il vizio della speranza.
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Il piano è stato escogitato: creare “zone umanitarie in Siria, ovvero territori che scelgono la neutralità rispetto al conflitto, sottoposti a protezione internazionale, in cui non abbiano accesso attori armati”. Facendo sentire la voce di chi le armi non le ha (e non le vuole) e scoperchiando il soffitto dell’indifferenza collettiva. L’appello, redatto con l’associazione Operazione Colomba all’interno delle tendopoli della regione dell'Akkar in Libano, arriva dai profughi siriani sotto forma di una Proposta di pace che l’attivista Sheik Abdo recapita di persona, in veste di portavoce del suo popolo, negli spazi dell’ufficialità in Europa.

 

Il profilo

 

Prima della guerra Sheik Abdo faceva il maestro elementare ad Al Qusayr, vicino alla città di Homs oggi praticamente distrutta. Con lo scoppiare delle manifestazioni contro Bashar al Assad, nel marzo 2011, istituisce una clinica per il trattamento dei feriti nelle manifestazioni civili di protesta, impossibilitati a ricevere cure da parte del sistema sanitario istituzionale. Ma il regime non apprezza. Nell’agosto del 2011 Sheik Abdo lascia la Siria insieme alla moglie e si rifugia nel nord del Libano dove nel 2012 apre una clinica gratuita per curare i siriani malati e feriti nella zona dell’Akkar. Le cose si complicano quando le autorità libanesi dopo alcuni mesi richiedono la chiusura della piccola clinica informale.

Nel 2013 Sheik Abdo fonda un’associazione di auto mutuo aiuto laica e apartitica, Al-Ihsan, composta da attivisti siriani e libanesi di diverse comunità, unite dall'obiettivo di aiutare i siriani sfollati. Prende forma anche il progetto del Malaak Center, un centro scolastico e di riabilitazione psicologica per bambini.

Sheik Abdo, che attualmente vive a Santarcangelo di Romagna, prosegue la sua lotta non-violenta per il riconoscimento e la dignità dei profughi siriani. Attività per cui il 12 marzo scorso gli è stato conferito, a Bolzano, il premio per i diritti umani promosso dall’associazione onlus formata esclusivamente da studenti volontari, Operation Daywork.

 

Sheik Abdo
L'attivista siriano Sheik Abdo (soprannome per Abd Elrahim Hysan) riceve il premio "Diritti Umani di Operation Daywork" alla presenza del presidente della Provincia Arno Kompatscher. A sinistra Maryame che ha fatto da traduttrice per questa intervista

 

salto.bz: Sheik Abdo, a che punto è la vostra Proposta di pace? Dove siamo rimasti?

Sheik Abdo: Stiamo sensibilizzando il più possibile le persone alla causa dei rifugiati siriani facendo conoscere a macchia d’olio questa Proposta di pace. Nel 2017 ho avuto l’opportunità di poterla illustrare al Parlamento italiano, e nel 2018 al presidente della Repubblica Mattarella. 
L’unica soluzione per i rifugiati siriani è di ritornare in un Paese senza più guerra, o soldati, o interferenze da parte di altri Stati nella politica locale. Un Paese in cui l’autorità di Bashar al Assad venga finalmente abolita, e dove siano garantite la sanità e l’istruzione. Grazie all’appoggio dell’associazione Operazione Colomba è stato possibile far arrivare la Proposta di Pace qui in Europa. Rivendichiamo i diritti umani, i diritti per tutti quei bambini e quelle donne dispersi.

E qual è stata, finora, la risposta dell’Europa? 

Ho incontrato vari politici, anche al Parlamento europeo, e devo dire che ho trovato terreno fertile fra gli interlocutori, ma anche molta sorpresa. Da un lato perché si tratta di un progetto diverso dal solito dato che la Proposta di pace è incentrata sul ritorno in patria, dall’altro lato perché non si ha una chiara idea di ciò che stia succedendo in Siria, i media non riportano tutta la verità e molto resta sotto traccia. Lo stesso presidente Mattarella era incredulo rispetto al reale stato delle cose, ed è stato l’unico rappresentante delle istituzioni che mi ha chiesto di fissare un nuovo incontro per poter approfondire nel dettaglio il contenuto della nostra iniziativa. 

La maggior parte della gioventù siriana è stata trucidata. Non c’è accesso all’acqua potabile. Prevale questo assoluto senso di tristezza nell’affrontare la vita quotidiana. Si ha il timore di dire qualsiasi cosa perché è facile ritrovarsi il giorno dopo con la casa sottosopra o finire in prigione

Perché, a questo punto, non coinvolgere anche i paesi extra-europei?

Mi auguro davvero che questo avvenga. La Proposta di pace è solo un punto di partenza, l’obiettivo è prima di tutto fermare la guerra in Siria una volta per tutte. In secondo luogo i rifugiati siriani devono poter far ritorno non solo nel loro Paese, ma nelle zone in cui abitavano prima dell’inizio del conflitto armato. La Siria deve tornare a com’era prima, senza differenze geografiche, e bisogna avviare una nuova fase nella ricomposizione demografica del Paese. Altro obiettivo è dare giustizia a tutte quelle persone, uomini, donne, bambini, che sono stati rimasti uccisi e inoltre che i gruppi estremisti, che hanno favorito tutto questo scempio, non restino a piede libero. 

 

Sheik Abdo

Sheik Abdo nel Malaak center, in Libano

 

Dopo 8 anni di guerra in che condizioni vivono ancora milioni di siriani?

In uno stato di paura costante. I siriani vedono soldati armati intorno a loro ogni giorno, si sentono oppressi e continuamente minacciati dallo Stato. Manca completamente qualsiasi diritto umano. La maggior parte della gioventù siriana è stata trucidata. Non c’è accesso all’acqua potabile. Prevale questo assoluto senso di tristezza nell’affrontare la vita quotidiana. Si ha il timore di dire qualsiasi cosa perché è facile ritrovarsi il giorno dopo con la casa sottosopra o finire in prigione. Perfino in alcune parti della Siria ormai abbandonate dalle autorità del regime ci sono zone completamente bruciate.

***

Sheik Abdo si interrompe per mostrarmi sul suo smartphone un video, inviatogli da un amico rimasto in Siria, che mostra il raid russo di pochi giorni fa nella provincia di Idlib, bombardata, durante la notte, con il fosforo bianco. “Al primo impatto sembrano fuochi d’artificio - spiega Abdo - è così che attaccano i civili, li bruciano, e a perdere la vita sono soprattutto donne e bambini. La Russia crea nuove armi chimiche e le testa in Siria, vantandosene per giunta. Il tutto nel più totale silenzio degli enti internazionali”.

***

Cosa accade ai profughi siriani che oggi tentano di tornare nel loro Paese?

La verità è che le autorità libanesi sono contente se i siriani provano a tornare a casa, anzi mettono loro pressione perché lascino il Libano, un paese piccolo, di 6 milioni di abitanti, di cui quasi metà è costituita da rifugiati siriani. Ma una volta tornati in patria i siriani vengono imprigionati o si arruolano nell’esercito, oppure di loro si perdono le tracce. Do qualche dato: circa 1 milione e mezzo di rifugiati è disabile a causa della guerra, 1 milione sono i dispersi. Dei 23 milioni di abitanti della Siria 13 milioni sono in tutto i rifugiati. Il 70% della Siria è ormai praticamente raso al suolo. E nonostante tutto questo Assad pretende che i rifugiati siriani tornino pentiti, a testa bassa. Con la sua propaganda Assad ha creato un clima di profondo odio fra quelli che sono rimasti a casa e quelli che sono emigrati, così come fra i vari gruppi religiosi ed etnici. Nessuno riesce a fermare Assad, il cui unico scopo è quello di sterminare il popolo siriano.

La Russia crea nuove armi chimiche e le testa in Siria, vantandosene per giunta. Il tutto nel più totale silenzio degli enti internazionali

Parliamo dei bambini. Secondo l’Unicef solo nel 2018, in Siria, 1.106 bambini sono stati uccisi nei combattimenti (e si tratta solo dei numeri che l’ONU è stato in grado di verificare, ma le cifre reali sono probabilmente molto più alte, specifica il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia).

La situazione è disastrosa. Su 10 milioni di bambini siriani 8,5 milioni, di cui 6 milioni di rifugiati, vivono in pessime condizioni e necessitano di urgente aiuto. 9,5 milioni non frequentano le scuole. 

Per i rifugiati in Libano una soluzione, dal punto di vista dell'istruzione, è arrivata con il Malaak Center.

Esatto. Lo abbiamo realizzato nel 2013 in un campo profughi. Non era possibile che tanti bambini restassero privi di un’istruzione. All’inizio il centro ha accolto 60 alunni che con il passare del tempo sono diventati 460, e oggi il Malaak è un punto di riferimento per donne e uomini di tutte le età. Ci sono corsi di cucito, musica, arte, lingua inglese e francese. La scuola è aperta tutto l’anno e garantisce anche un pasto caldo a pranzo per i bambini che frequentano o meno il centro. Non si appoggia a nessuna organizzazione, esiste grazie ai volontari siriani e libanesi e sopravvive grazie alle donazioni.

La verità è che Bashar al Assad accoglie i siriani come fossero animali. In Europa perfino gli animali hanno più diritti rispetto ai rifugiati siriani che ritornano a casa

E a lei manca fare l’insegnante?

Moltissimo. Nonostante tutte le difficoltà, le minacce, i giorni di prigione che ho scontato in Libano, sarei rimasto per continuare a insegnare, ma ho capito che se avessi voluto portare avanti la mia missione sarei dovuto andare via. Davo lezioni a più di 100 bambini nel campo di rifugiati in Libano, cercando di restituire loro la speranza per un futuro migliore.
Mi sono battuto per esempio anche per far tornare a scuola tutte quelle ragazzine di 11, 12, 13 anni costrette a sposarsi con uomini adulti. Il matrimonio combinato è infatti una pratica ancora molto diffusa in certe comunità. Tre settimane fa mi hanno contattato dalla scuola per dirmi che una bambina di 11 anni e mezzo era venuta con i genitori a restituire i libri dicendo che non sarebbe più tornata. Ho chiamato io stesso i genitori per capirne i motivi e ho scoperto che la figlia stava per sposare un 37enne. Parlando con loro sono riuscito a convincerli ad annullare le nozze e a far andare la bambina di nuovo a scuola. Sono questi i momenti in cui sento di stare facendo qualcosa di buono per la mia gente, per i ragazzi.

 

Sheik Abdo e Kompatscher

L'abbraccio fra l'attivista Sheik Abdo e il governatore Arno Kompatscher

 

Lei tornerà presto in Alto Adige per raccontare la sua Proposta di pace nelle scuole, qual è il suo messaggio ai giovani?

Il mio è più che altro un ringraziamento. Perché mi rincuora il fatto che la drammatica situazione in cui vive il mio popolo non venga dimenticata. In Siria si cresce con la convinzione che il musulmano debba odiare il cristiano, che il cristiano debba avere avere paura del musulmano, che gli europei vogliano solo rubarci le nostre ricchezze. E questo viene addirittura insegnato nelle scuole, i bambini sviluppano questa mentalità. Anche se qualcosa sta finalmente iniziando a cambiare e, nonostante 8 anni di guerra e tanto sangue versato, c’è meno diffidenza verso gli europei e in generale verso i paesi non arabi.

In un’intervista una volta ha detto: “Quando torneremo in Siria incontreremo i nostri nemici vivremo accanto a quelli che volevano ucciderci”, è questo il prezzo della pace?

La Proposta di pace si prefigge anche di combattere l’odio fra i nemici. Io non odio i miei nemici, sogno un paese dove non ci siano in futuro più frontiere, dove tutti i gruppi etnici e religiosi possano convivere. E dove i bambini possano finalmente tornare a scuola.

***

Prima di salutarci Sheik Abdo fa partire un altro video. È del 3 marzo scorso. Si vedono due ragazzi che vengono frustati brutalmente sulle schiene gonfie e rigate di sangue. Tentavano di tornare in Siria, dal Libano, per ricongiungersi con le proprie famiglie. Lungo la strada, però, sono stati rapiti da un gruppo di estremisti siriani che ha ripreso i due mentre venivano torturati e poi ha mandato il video ai genitori dei ragazzi chiedendo un grosso riscatto. “Le autorità libanesi negano che avvengano episodi come questi - afferma Abdo -. Anche i media presentano il ritorno dei siriani come una ‘passeggiata’ senza pericoli. Ma la verità è che Bashar al Assad li accoglie come fossero animali. In Europa perfino gli animali hanno più diritti rispetto ai rifugiati siriani che ritornano a casa”.

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Kommentare

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ohne mit 16.03.2019, 19:12

Dieses Interview stinkt. Andere Berichte von vor Ort klingen ganz anders, z.B. https://kenfm.de/tagesdosis-9-11-2018-tiefe-einblicke-schreiben-einer-in.... Dieser Herr Abdo, den Kompatscher natürlich brav umarmt, spricht die üblichen Anschuldigungen gegenüber Russland und Assad aus. Zweifel daran sind in jedem Fall angebracht, z.B. https://www.rubikon.news/artikel/wer-hat-in-syrien-giftgas-eingesetzt oder https://www.rubikon.news/artikel/die-kriegslugner.
SALTO sollte nicht wie Spiegel, Zeit, SZ, FAZ, Bild, NZZ, ZDF usw. unkritisch allzu Nato-freundliche Aussagen übernehmen. https://swprs.files.wordpress.com/2019/01/medien-navigator-2019.png

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Servus Leute 17.03.2019, 22:53

dein Kommentar STINKT, nicht das Interview

Wenn Salto in einem Atemzug mit Qualitätsmedien erwähnt wird, die wissen, was Pressefreiheit ist und diese nutzen, dann ist das eben eine Qualität und kein Mangel. Natürlich kann man sich wünschen, dass auch in Europa Putin herrscht und Medien knebelt und Journalisten vergiftet.

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Paul Stubenruss 17.03.2019, 17:05

Es wird nicht mehr lange dauern bis durch den kriminellen Uploadfilter Artikel 13 nur mehr die politisch korrekten Infoquellen übrig bleiben. Die EU will den weltweiten Regimen nicht nachstehen.

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Servus Leute 17.03.2019, 22:54

oh weh, dann würden deine Weisheiten ausgefiltert. Mir würde da glatt meine geistige Nahrung fehlen.

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