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Giustizia e Media

La Lex Brandstätter

Rai Südtirol promulga nuove norme in materia di rimborso delle spese legali in favore di amministratori e dipendenti provinciali
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Pochi giorni fa la Sesta Sezione penale della Corte di cassazione ha parzialmente annullato la sentenza della Corte di appello di Bolzano che, nella primavera dello scorso anno, aveva assolto l’ex Presidente provinciale Luis Durnwalder dall’accusa di peculato in relazione all’uso del cosiddetto fondo riservato. Secondo la Suprema Corte i giudici bolzanini, nell’applicare le norme del codice penale, si sarebbero sbagliati in ordine ad almeno un’imputazione. Per questa ragione il cosiddetto Giudice di legittimità, il cui compito principale nel nostro ordinamento è quello di assicurare un'uniforme applicazione delle norme di diritto, ha annullato il relativo capo della sentenza, dichiarando prescritti i “fatti di peculatocommessi fino all’11 marzo 2006”, e ha rinviato gli atti alla Corte di appello di Trento per un nuovo giudizio sui fatti successivi.

In attesa del deposito delle motivazioni, previsto per le prossime settimane, l’avvocato Gerhard Brandstätter, uno dei due difensori dell’imputato, ha già stabilito, dal pulpito offertogli dalla trasmissione radiofonica Morgengespräch del 12 settembre 2018, che in relazione ai quattro capi di imputazione (sui cinque totali) per i quali il suo cliente è stato definitivamente assolto – con la formula “perché il fatto non costituisce reato” (ossia il fatto contestato c’era e l’imputato lo ha commesso, ma mancava il dolo) – la Provincia autonoma di Bolzano “dovrà rimborsare a quest’ultimo gran parte delle spese legali, in quanto il processo a suo carico “non avrebbe neppure dovuto iniziare”. Una sorta di codificazione di regole, la Lex Brandstätter, cui, a suo personale avviso, l'Amministrazione provinciale dovrà certamente sottostare.

L’emittente di lingua tedesca RAI Südtirol, nel corso del successivo telegiornale serale, ha prontamente recepito il diktat diffondendo la notizia secondo cui “einen Großteil der Verfahrenskosten, den tragen die Steuerzahler…”, con tanto di battuta finale: “…ohne Gelder aus Sondefonds”. A colpire di più, in questo caso, non è tanto la piaggeria con la quale i giornalisti dell'emittente pubblica di lingua tedesca affrontano certe notizie che interessano da vicino il potere politico locale (è sempre accaduto e continuerà ad accadere), quanto le modalità assertive e perentorie con cui la notizia stessa è stata presentata al pubblico degli ascoltatori. In una materia, peraltro, in cui sarebbe stata opportuna maggiore cautela e attenzione.   

A questo punto, piuttosto, il fondato timore è che anche l’Avvocatura provinciale, circostanza non inverosimile, si adegui supinamente alla Lex Brandstätter, superando, magari, la soglia dei € 123.426 liquidati qualche anno fa – a titolo di rimborso delle spese legali – in favore di alcuni amministratori provinciali rappresentati dallo stesso legale nel corso di un procedimento contabile conclusosi con una semplice archiviazione (importo che, secondo una successiva sentenza della Terza Sezione di appello della Corte dei conti, la n. 46 del 2017, sarebbe dovuto comunque ritornare nelle casse della Provincia).

Detto questo, la delicata materia del rimborso delle spese legali in favore di amministratori e dipendenti pubblici coinvolti, per ragioni del loro ufficio, in procedimenti civili, penali e amministrativi, è invece disciplinata da un complesso di norme che differiscono per i dipendenti pubblici dello Stato, della Regione e della Provincia. Queste disposizioni di legge regolano i casi e le forme in cui il rimborso può avvenire. Per quanto riguarda la Provincia autonoma di Bolzano, che ha già provato ad intervenire in passato con norme dichiarate poi incostituzionali, la legge provinciale vigente (LP n. 16 del 2001, art. 6) prevede che l’amministratore provinciale coinvolto in un processo penale per fatti connessi all’ufficio abbia diritto al rimborso delle spese legali (peraltro per un solo difensore) nel caso in cui il procedimento si concluda “con sentenza di assoluzione” e “salvo che non sussista un conflitto di interessi.

Tornando al caso che ci occupa, un primo dato di fatto con cui occorre confrontarsi è che l’imputato non è stato assolto per tutte le imputazioni, in quanto per una di esse si è avvalso della prescrizione, cui poteva comunque rinunciare (ex art. 157 del codice penale) non solo per tutelare la propria onorabilità, ma anche in vista di un futuro eventuale rimborso spese che avesse avuto in animo di richiedere all'Amministrazione pubblica. Viceversa, siccome l'imputato ha preferito di gran lunga avvalersi della prescrizione, anziché correre il rischio di vedersi comminare una condanna penale per fatti già prescritti, la Corte di cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di assoluzione sul punto, affermando, nel dispositivo, che i “fatti di peculato commessi fino all’11 marzo 2006” si sono estinti per decorso del tempo.

In questo caso, dunque, appare quantomeno azzardato affermare - vista anche l'obbligatorietà dell'azione penale (ai sensi dell'art. 112 della Costituzione "il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale") - che il processo penale in questione non doveva neppure iniziare (gli estremi per procedere infatti c’erano, ma gli illeciti si sono in parte estinti durante il processo a causa del decorso del tempo). Di conseguenza, se si volesse dare seguito ad un ampio orientamento della giurisprudenza amministrativa, nessun rimborso spese potrebbe essere accordato ad un imputato che si è avvalso della prescrizione, sussistendo un’evidente situazione di conflitto di interessi tra l’ente e il suo amministratore. In caso contrario l'ente pubblico si vedrebbe costretto a rimborsare le spese legali in favore di un amministratore o dipendente coinvolto per sua colpa in un processo penale e salvato solo dalla prescrizione. 

D'altro lato, in un caso assai simile la Corte di cassazione ha chiaramente affermato che “la declaratoria di estinzione del reato per intervenuta prescrizione non può certamente essere considerata equivalente ad una pronuncia di assoluzione nel merito dalle imputazioni contestate e che, quindi, stante la struttura unitaria del procedimento penale, non [è] possibile distinguere all'interno di quel procedimento il capo di imputazione per il quale [è] intervenuta l'assoluzione da quello per il quale [è] intervenuta la dichiarazione di estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Ne consegue che, in tale situazione, giammai il Tribunale avrebbe potuto ritenere sussistente la condizione dell'intervenuto proscioglimento dalle imputazioni ascritte, quale condizione per affermare il diritto del consigliere comunale al rimborso delle spese sostenute nell'ambito dell'unitario procedimento penale” (Corte di cassazione, Iª Sezione civile, sentenza 16 aprile 2008, n. 10052).    

Un ulteriore problema, assai più grosso, potrebbe poi sorgere laddove la Corte di appello di Trento, attenendosi doverosamente ai principi di diritto che saranno fissati (o meglio ricordati) nelle motivazioni della sentenza della Corte di cassazione che ci occupa, dovesse malauguratamente condannare l’imputato per peculato in ordine ai fatti successivi all’11 marzo 2006. In questo caso, infatti, non solo non potrebbe affermarsi - come si può già oggi escludere in via definitiva - che ci sia stata un’assoluzione per tutte le imputazioni, ma, al contrario, si dovrebbe prendere atto della condanna, con conseguente assoluta impossibilità di riconoscere all'imputato il rimborso delle spese legali cui oggi aspira.

Come ricordava infatti un vecchio parere reso dal Ministero dell’Interno ad un comune che chiedeva come comportarsi nel caso di sentenza contenente più capi di imputazione, “si ritiene che, in caso di sentenza contenente più capi di imputazione, il rimborso parziale delle spese legali, riferite al solo reato per il quale vi è una assoluzione con formula piena, non sia possibile in quanto […] l'amministratore sarebbe, comunque, in una posizione di conflitto di interesse con l'Ente per gli altri capi di imputazione per i quali è accertata la sua responsabilità.”.

Purtroppo o per fortuna, stando almeno a RAI Südtirol, in provincia di Bolzano sembra essere entrata in vigore la Lex Brandstätter e questo potrebbe ridare fiato alla sfortunata teoria dello spezzatino processuale (ossia del rimborso delle spese legali un tanto al chilo a seconda del numero di condanne, prescrizioni e assoluzioni), consentendo così all’Avvocatura della Provincia di riconoscere all’imputato il quasi totale rimborso delle spese legali sofferte per il processo cui è stato sottoposto, a prescindere dal problema della prescrizione e pure in caso di futura eventuale condanna.

Al povero cittadino-contribuente non resterà che prendere atto, con muta rassegnazione, delle asperità della legge, ovvero, come direbbe RAI Sūdtirol, del noto brocardo: dura Lex Brandstätter, sed lex!

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Kommentare

Bild des Benutzers Mensch Ärgerdichnicht

Diamo a Cesare quello che è di Cesare: la moda di spacciare prescrizioni per assoluzioni è nata dal berlusconismo poltico, giuridico e giornalistico degli ultimi decenni. Brandstätter nella sua veste di difensore non ha nessuna colpa ad accogliere e divulgare questa linea di pensiero. Più che altro è la RAI locale a dimostrare lo scarso livello del suo operato giornalistico, se trascura di fare le dovute precisazioni in merito.

+1-12

In welcher Eigenschaft der Autor diesen Artikel schreibt, wird - mir zumindest - nicht ganz klar.
Vielleicht handelt es sich bei dem Autor, wie es das Eingangsbbild "Dailly - Fake News" nahelegen könnte, auch um einen Fake und gar nicht um jenen, der an der Staatsanwalt am Rechnungshof mit gleichem Namen, um so der Sache noch eine weitere bizzare Note zum Nachteil der Betroffenen hinzuzufügen.
Aber kann/muss der Außenstehende, der einfache Bürger das noch verstehen?
Förderlich für das Vertrauen des Bürgers in den Rechtsstaat ist diese Vorgangsweise meines Erachtens jedenfalls nicht.
In anderen Ländern ist es aus Gründen der Objektivität und der Rechtsstaatslichkeit gute und bewährte Praxis, dass weder Einzelstaatsanwalt noch Einzelrichter-in eines Gerichts öffentlich Stellung nehmen.oder gar, wie hier, journalistisch tätig werden. Die Öffentlichkeitsarbeit erfolgt durch die jeweilgen Sprecher.

Bild des Benutzers Manfred Klotz

Sehr ungewöhnlich, dass der persönlich involvierte ehemalige Staatsanwalt am Rechnungshof in einem Onlinemedium "Recht" spricht.

+1-11
Bild des Benutzers Robert Schülmers

Sehr geehrter Herr Klotz,
wie Sie anscheinend wissen, übe ich in Südtirol seit langer Zeit keine Funktion aus. Im diesbezüglichen Strafprozess habe ich überhaupt keine Funktion ausgeübt. Wenn ich mich heute zu einer aktuellen Thematik äußere, werden Sie es schon überleben.

Bild des Benutzers Manfred Klotz

Sehr geehrter Herr Dr. Schülmers,
die Tatsache, dass Sie auf meinen süffisanten Kommentar antworten, sagt mir, dass ich ins Schwarze getroffen habe.
Keine Angst, ich habe kein Problem mit Ihrem Beitrag, der unter dem juristischen Gesichtspunkt an sich ja interessant ist.
Es ist mir durchaus bekannt, dass Sie in besagtem Strafprozess keine Funktion innehatten, allerdings sind Sie, wo es um Durnwalder geht, dennoch "persönlich involviert", ich glaube nicht, dass ich hier weiter ausholen muss. Und genau deshalb finde ich den Beitrag hier völlig unangebracht. Dass Anwälte Urteile im Sinne ihrer Mandanten interpretieren, dürfte auch nichts Neues sein. Da wird RA Brandstätter nicht der letzte sein.
Mit freundlichen Grüßen

Bild des Benutzers Martin Daniel

Wenn es stimmt, dass der öffentlich-rechtliche Rundfunk Brandstätters Position sozusagen als Gesetzeslage wiedergab, dann hat dieser Beitrag durchaus seine Existenzberechtigung. Ansonsten brauchen wir uns nicht zu wundern, wenn die Öffentlichkeit einseitige Überzeugungen hat. Je mehr Glocken zu hören sind, desto besser.

Bild des Benutzers Christoph Moar

Mich fasziniert immer wieder, dass in Italien eine Straftat während eines laufenden Verfahrens verjähren kann. Zum Beispiel weiß ich aus dem bundesdeutsche Recht dass es geregelt ist, wann eine Verjährung ruhen oder unterbrochen werden kann (unter anderem wenn ein Verfahren eröffnet wird usw.).
Herr Schülmers, wissen Sie vielleicht ob das Verjähren bei laufenden Verfahren eine italienische Spezialität ist - oder gibts das in Europa sonst noch wo?

Bild des Benutzers Mensch Ärgerdichnicht

Nein das ist eine italienische "Anomalie" um es mal freundlich auszudrücken. Tangentopoli gefolgt von Zwanzig Jahren Berlusconismus haben zu dieser Gesetzeslage gebracht die es sonst nirgendwo auf der Welt gibt.

+1-11
Bild des Benutzers Christoph Moar

An den Ursprung im Context der Tangentopoli hatte ich fürwahr nie gedacht, die Zeiten fast verdrängt. Silvio erschien mir schon Grund genug. Guter Hinweis!

Bild des Benutzers Robert Schülmers

Sehr geehrter Herr Moar,
eine mögliche Antwort auf Ihre Frage finden Sie hier:

https://www.agi.it/fact-checking/davigo_anm_ha_ragione_la_prescrizione_a...

+1-11
Bild des Benutzers Christoph Moar

Danke Herr Schülmers!
Italien und Griechenland, also. Macht ja fast Sinn, zumal wir mit Griechenland schon mal woanders (PIIGS) in einem Club waren. ;)

Ein Unding, natürlich. Wäre ich Rechtspfleger, würde ich daran echt verzweifeln.

Die Unschuldsvermutung bis zu einem rechtswirksamen Urteile sollte und muss auch für einen Durnwalder gelten. Die Vorwegnahme und Annahme einer Verurteilung wie in der obigen Ausführung spricht nicht unbedingt für eine unabhängige, sachorientierte Betrachtungsweise, die ja formal zumindest auch für eine Staatsanwaltschaft gilt.
Ebenso finde ich die Aussage und den Hinweis befremdlich, dass der Angeklagte auf das Recht rechtsstaatlicher Verfahrensdauer zu verzichten habe um die eigene vollige Unschuld gerichtsfest zu beweisen, nur weil Staatsanwaltschaft und Gericht nicht form- und fristgerecht ihren Aufgaben nachkommen.
Ein seltsames Verständnis von Rechtspflege und Rechtskultur, das vorgibt im Namen des Volkes zu urteilen.
Bekanntermaßen ist die Verfahrensdauer in Italien, wie auch der Europäische Gerichtshof für Menschenrechte bereits geurteilt hat, zu lang und rechtsstaatlich auch nicht tatangemessen.

Bild des Benutzers Robert Schülmers

Sehr geehrte/r Frau/Herr,
Ich nehme Ihre geschätzte Meinung zur Kenntnis, aber das angesprochene Thema war: Warum soll der öffentlich-rechtliche Rundfunk als sichere Tatsache die Nachricht verkünden, dass der Steuerzahler die vermutlich hohen Kosten eines gewissen Strafverfahrens zu tragen hat, obwohl die Rechtslage nicht so eindeutig ist und die theoretische Möglichkeit einer Verurteilung noch besteht?
Was das Problem der Verfahrensdauer in Italien anbelangt, haben Sie natürlich recht. In den meisten Fällen ist der Verzicht auf die Verjährung seitens des Angeklagten einfach nicht zumutbar.
Aber in diesem Falle dauerte das ganze Verfahren nicht länger als dreieinhalb Jahre (fast ein Rekord für Italien) und durch den Verzicht auf die Verjährung hätte man vorhersehbare Einwände in Bezug auf die Kostenrückerstattung entkräften können.
So, z.B., der Staatsrat: "la sentenza dichiarativa dell'avvenuta prescrizione (…) non si ascrive nella categoria delle pronunce assolutorie con formula piena, in quanto con essa il giudice penale si limita a constatare gli effetti preclusivi del decorso del tempo sull'accertamento delle responsabilità penali. Né ciò comporta alcun ingiustificato effetto pregiudizievole per l'indagato, il quale ben può rinunciare a tale beneficio e ottenere una sentenza di merito".
Befremdlich für Sie, aber sinnvoll für den Steuerzahler.

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