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Termo-business

La favola dell'inceneritore amico

Basse emissioni ma anche bassa trasparenza come bassa partecipazione. Se qualcosa è sporco o brutto in Alto Adige lo si tinge di verde ed il gioco è fatto!
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Occorre replicare a Paolo Campostrini o a Stefano Fattor per l’articolo comparso su “Alto Adige” il 25 novembre scorso? Sembrano in sintonia stampa ed “imprenditore”, come non dovrebbe essere nelle moderne democrazie ma provo a rispondere ad entrambi senza avere le mani in pasta nei rifiuti. I costi dell’inceneritore di Bolzano non godono ad oggi di alcuno serio studio economico di sostenibilità, infatti se Bolzano e provincia sono un modello nella differenziata vorremmo capire come l’inceneritore sia sostenibile economicamente a medio e lungo termine e quanto incida nel bilancio d’esercizio e di funzionamento dell’impianto l’importazione di rifiuti dalla provincia di Trento e soprattutto chi monitori e come il flusso di rifiuti visto che il “giro-bolla” nel settore dei rifiuti è una realtà e non un rischio.

ecocenter_bolzano_maggio_2018.png

Premesso che non si conoscono ancora alcuni aspetti del “modello Bolzano”, come lo definisce il giornalista Campostrini, il quale nell’articolo giudica il metano, “pulito”, mentre per la scienza ufficiale è il secondo gas-serra, nell’articolo si passa ad evidenziare il costo dei filtri dell’impianto. Bene, il ciclo di manutenzione dell’Ecocenter non è mai stato condiviso dettagliatamente con l’opinione pubblica: dal ciclo di vita dei filtri, alla scelta dei fornitori, allo smaltimento finale dei filtri stessi, alle analisi sugli stessi, idem per le ceneri prodotte dalla combustione. Non è mai stato pubblicato sul sito web dell’Ecocenter alcuna informazione dettagliata e soprattutto terza sulla manutenzione dell’impianto ( visto che tutto il ciclo è, o in autocontrollo o a circuito chiuso, con la Provincia ed il Comune sempre presenti tra controllato e controllori ). Ignoto è il flusso dei rifiuti, la loro caratterizzazione, i report sugli allarmi scattati al portale radiometricole caratterizzazioni delle ceneri etc etc etc. Alla faccia della trasparenza e soprattutto della partecipazione popolare, come previsto da leggi nazionali ed internazionali! Come nel caso dell’anomala consulenza dell’Università di Trento sul progetto “Landmonitoring” del quale non è mai stato pubblicato un prospetto finanziario dettagliato di fine lavori, a fronte dei 530mila euro spesi dal comune bolzanino per il progetto, elaborato quasi completamente “in house”, concordato tra controllato e presunti controllori, ove un semplice tracciante atossico è stato usato mediante un modello meteorologico per decretare l’assenza di ricadute di inquinanti al suolo! Solo in Provincia di Bolzano la meteorologia si è sostituita all’ingegneria ambientale per misurare gli impatti concreti. Prova ne è l’assenza di deposimetri che la provincia avrebbe dovuto installare a valle e a monte dell’inceneritore, con apposita modellistica, per misurare le deposizioni di: diossine, furani, metalli, pcb ed ipa, vista la presenza concomitante in zona di: inceneritore, autostrada, discariche, aeroporto ed altre attività produttive. Perché stupirsi se l’inceneritore restituisce aria con meno polveri rispetto a quella incamerata, se l’aria prelevata dall’impianto è quella già impattata dalle emissioni dell’autostrada? Si aspettavano ingenuamente di incamerare aria pulita oppure il carico inquinante dell’impianto ben pensano di camuffarlo e diluirlo con quello veicolare? Sarà il motivo per cui le diossine & co. vicino l’impianto non si misurano su suoli, colture, o verde pubblico presenti nei paraggi, o nei sedimenti dei vicini corpi idrici? Perché non esiste una rete di biomonitoraggio nella zona industriale: forse qualcuno teme di misurare il bioaccumulo degli inquinanti ?Perché in altre regioni si usano: muschi, licheni, lumache, api ed alimenti grassi per misurare gli impatti ambientali a lungo termini delle industrie e a Bolzano no? Campostrini e Fattor parlano di differenziata perché in realtà il vero business di cui è meglio non parlare sono i rifiuti speciali di origine industriale? Intervistato ed intervistatore dimenticano che il dipartimento universitario trentino di cui accennano è sotto indagine della Guardia di Finanza per doppi incarichi non dichiarati dai docenti di ingegneria ambientale. Il discorso è ben più ampio di quello avanzato dalla coppia Campostrini-Fattor, aspetto che l’Ecocenter organizzi con cadenza almeno semestrale dei pubblici contraddittori con la cittadinanza piuttosto che richiudersi al sicuro delle colonne dei giornali locali. 

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Kommentare

Bild des Benutzers Massimiliano Rausa

Chissà se leggeremo una replica all'articolo..
Sarebbe interessante

+1-11
Bild des Benutzers giorgio santoriello

noto un certo andazzo diffuso nel non rispondere pubblicamente e soprattutto dal vivo

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